giovedì 21 luglio 2016

Omo sanza numeri

Le conoscenze matematiche di Leonardo da Vinci, tra mito e realtà

Leonardo da Vinci, Autoritratto
Per noi europei, e non solo, non c’è un’altra figura come quella di Leonardo da Vinci in grado incarnare altrettanto efficacemente le potenzialità umane dell’intelletto e della sensibilità, capace di suscitare gli stessi sentimenti di stupore e ammirazione per le innumerevoli ed eterogenee conquiste di un’anima inquieta e affascinante. Un’ammirazione, quella per il genio toscano, che sconfina sovente in mitologia, alimentata sia da aspetti curiosi, come la sua caratteristica scrittura da destra a sinistra, che dalle caratteristiche della sua personalità di studioso affamato di conoscenza, dotato di un’audace e originale immaginazione, in grado di spaziare in ogni campo del sapere, affascinando, con le sue indubbie doti di affabulatore, potenti come Ludovico il Moro e Francesco I re di Francia. Un intellettuale sostanzialmente ai margini delle scuole di pensiero a lui contemporanee, altro motivo di popolarità odierna, che sviluppò le sue idee in un isolamento che Sigmund Freud sintetizza descrivendolo come «un uomo che si svegliò troppo presto nelle tenebre mentre gli altri uomini dormivano ancora». Un giudizio che contribuisce, insieme a tanti altri, a dipingere Leonardo come privo di interlocutori, contribuendo a farne una figura mitica, dimenticando che tra gli uomini ancora addormentati si annoverano personaggi come Regiomontano, Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Luca Pacioli, Nicolò Copernico, solo per citarne alcuni.

venerdì 15 luglio 2016

Il periodo d’oro della matematica italiana

Il Congresso Internazionale di Roma

Giorgio Parisi
Nella società in cui viviamo la matematica svolge un ruolo essenziale, sia nelle scienze di base che nelle applicazioni tecnologiche, ed è ormai considerata uno strumento fondamentale per lo sviluppo di un paese moderno. Lo hanno capito bene Svezia, Finlandia, Germania, Francia (oltre i soliti Giappone e Stati Uniti) che riservano adeguati investimenti alla ricerca scientifica e matematica in particolare, consentendo uno sviluppo delle conoscenze in grado di sostenere la forte competizione mondiale. Molto lontana sembra la situazione italiana che ormai da decenni si attesta agli ultimi posti per innovazione e ricerca, il che testimonia, al di là delle roboanti dichiarazioni elettorali, un completo disinteresse da parte delle classi dirigenti per il ruolo della scienza nello sviluppo della cultura nazionale e del sistema industriale. Disinteresse che ha spinto recentemente il professor Giorgio Parisi a lanciare in rete la petizione Salviamo la Ricerca Italiana, che sta raggiungendo rapidamente le 75000 adesioni e che invita l'«Unione Europea a fare pressione sul Governo Italiano perché finanzi adeguatamente la ricerca in Italia e porti i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza», richiamando «il Governo Italiano a fare il suo dovere in questo settore cruciale per il futuro del paese».

sabato 9 luglio 2016

Un processo evitato, un’inchiesta dimenticata

Galileo Galilei e il suo rapporto con l’astrologia

Justus Sustermans, Galileo Galilei
«Non senza invidia sento il suo ritorno a Padova, dove consumai li diciotto anni migliori di tutta la mia età». Così scriveva Galileo Galilei al filosofo Fortunio Liceti nell’estate del 1640 da Arcetri, luogo dove era stato esiliato dopo la conclusione del ben noto processo. E nelle sue parole non possiamo non leggere, oltre alla nostalgia per un periodo di grandi scoperte, un certo rammarico per l’abbandono di un ambiente culturale e politico che sicuramente l’avrebbe messo al riparo dagli attacchi dell’Inquisizione, consentendogli di vivere gli ultimi anni della propria vita da uomo libero. Attacchi ben precedenti l’inizio del “caso Galileo” e risalenti addirittura al 1604, anno in cui l’Inquisitore di Padova aprì un procedimento giudiziario contro due professori della locale università. Uno di essi era proprio Galileo Galilei «imputato d’aver insegnato che gli astri avevano forza di necessitare le azioni umane» e, secondo la testimonianza di uno scrivano assunto da Galileo per ricopiare i suoi trattati, estensore di temi astrali e pronostici. Un vero astrologo!

venerdì 1 luglio 2016

I Congressi degli scienziati italiani

Matematici, fisici, chimici e naturalisti protagonisti del processo unitario


Giuseppe Garibaldi
Mazzini, Garibaldi, Cavour, sono solo alcuni dei nomi che ricorrono più spesso nelle celebrazioni degli anniversari dell’Unità d’Italia. Così è avvenuto nel 2011, anno particolarmente importante essendo passati centocinquant'anni dalle vicende unitarie, che è stato ricco di manifestazioni di ogni tipo, mostre, convegni, spettacoli che hanno coinvolto l’intera penisola. Tra tutte le iniziative alcune sono state dedicate a personaggi come Enrico Betti, Luigi Cremona o Francesco Brioschi. Patrioti? Politici? Rivoluzionari? Anche, ma soprattutto matematici!

La scienza, non certo più limitatamente di qualunque altro aspetto della cultura di un popolo, riversa sulla società stimoli, risultati, modi di pensare e di interpretare la realtà che ci circonda, anche quando non viene supportata adeguatamente, come è avvenuto spesso e avviene ancora oggi in Italia. E dalla società stessa ne è influenzata, in diversa misura a seconda dei periodi storici, subendo o avvantaggiandosi degli interessi economici del momento, degli equilibri politici e delle scelte delle classi dirigenti in merito a programmi e finanziamenti. Ne è una prova la petizione Salviamo la Ricerca Italiana, lanciata in rete dal fisico Giorgio Parisi che sta raggiungendo rapidamente le 75000 adesioni e che invita l'«Unione Europea a fare pressione sul Governo Italiano perché finanzi adeguatamente la ricerca in Italia e porti i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza», richiamando «il Governo Italiano a fare il suo dovere in questo settore cruciale per il futuro del paese».

Questo processo di integrazione con la società ha caratterizzato l'impresa scientifica dall'inizio della storia italiana. Il ruolo della scienza nel processo unitario, anche se spesso sottovalutato perché ritenuto irrilevante, è stato importante e si articola in tre momenti principali. Oltre alla partecipazione alle battaglie vere e proprie (a cominciare da quelle dei moti del '48) e alla costruzione dello stato unitario andando a ricoprire importanti incarichi istituzionali, gli studiosi italiani hanno contribuito alla nascita della nazione Italia innanzitutto, sia in ordine di tempo che di importanza, con l'organizzazione dei Congressi degli scienziati italiani.

giovedì 28 aprile 2016

Etnomatematica: la matematica è un prodotto culturale?

Pietre incise, bastoncini intrecciati, linee sulla sabbia: anche questa è matematica

Donna disegna un Kolam
espressione della filosofia Tamil Nadu
(India meridionale)
Un’immagine della matematica che ha tradizioni lontane e autorevoli, la descrive come un corpus di conoscenze universale, profondamente unitario e dalle grandi potenzialità applicative. È il frutto della fatica di generazioni di uomini che hanno contribuito alla costruzione di un edificio dove nulla si demolisce: le novità arricchiscono i vecchi saperi e non li cancellano.

Questa visione lineare dello sviluppo della matematica, integrata dalla consapevolezza del tributo che le conoscenze attuali devono anche a civiltà diverse da quella greca, come quelle fiorite in Egitto, Mesopotamia, India, Cina e nel mondo arabo, si porta dietro, inevitabilmente, l’idea che i concetti matematici seguano un unico percorso comune attraverso le diverse culture. Una successione di tappe di complessità via via crescente porta gli uomini a contatto con una realtà matematica indipendente dalle diverse tradizioni culturali.

Ma se la matematica affonda le sue radici nelle civiltà di tutto il mondo, perché non studiarla come prodotto delle società che la esprimono? A questo provvede l’Etnomatematica.

martedì 12 gennaio 2016

La calunnia è un venticello…

Fraintendimenti e discredito sono le nuove armi dei creazionisti per combattere le idee di Darwin

Lo splendido film del 1960 dal titolo “E l’uomo creò Satana!”, interpretato da Spencer Tracy, Fredric March e Dick York, ripercorre una vicenda (Il “processo delle scimmie”) degli anni ’20 dello scorso secolo che vide protagonista John Thomas Scopes, un insegnante dello stato del Tennessee colpevole di aver violato il cosiddetto “Tennessee Butler Act”, una legge che proibiva l’insegnamento di qualunque teoria sull’origine dell’Uomo che non fosse conforme alla versione della creazione contenuta nella Genesi.

Complice il bianco e nero del film e la presenza di grandi attori che solo chi comincia ad avere i capelli bianchi conosce bene, viene spontaneo pensare che problemi del genere, negli Stati Uniti del terzo millennio, siano solo un ricordo lontano. Ma non è così.

lunedì 26 ottobre 2015

Albert Einstein ... sei nella lista!

Tra fallacie logiche e fragilità umane

Albert Einstein
Il tema dei rapporti tra la religione e la scienza è sempre vivo, soprattutto in tempi come questi nei quali il dibattito sul creazionismo esce dall’ambito americano e sbarca in Europa e in particolare in Italia: sono di recente memoria le polemiche infuriate sul convegno organizzato qualche anno fa dal vicepresidente del CNR dal titolo “Evoluzionismo, tramonto di un’ipotesi”. Un’invasione di campo, l’idea di un Dio creatore nella scienza, che ha già fatto sentire le sue conseguenze con alcuni tentativi di ridimensionamento dell’insegnamento dell’evoluzione biologica nelle scuole e che non tarderà a manifestare effetti ben più consistenti.
Ma quando si affrontano questioni legate a un ipotetico contrasto tra approccio religioso e approccio scientifico alla conoscenza del mondo che ci circonda, fa quasi sempre capolino una lista: l’elenco degli scienziati religiosi. Nelle intenzioni di chi afferma la compatibilità delle due visioni della realtà, l’estrazione di questo asso dalla manica dovrebbe chiudere ogni discussione, dimostrando l'inconsistenza delle tesi di chi sostiene l’opposto. Se esistono grandi scienziati che hanno detto e scritto di credere in Dio…

sabato 3 ottobre 2015

Ciarlatano!

Una parola, una città, una storia

Jan Miense Molenaer
Un ciarlatano col suo assistente
Tutti i giorni ci imbattiamo, attraverso la lettura di qualche periodico o la visione di alcune trasmissioni televisive, in imbonitori e imbroglioni di ogni specie, da chi ci promette vincite favolose in denaro a chi ci assicura dimagrimenti senza fatiche o, peggio, guarigioni rapide da mali incurabili.

Tutti i giorni si compiono centinaia di reati di circonvenzione d’incapace, truffa, estorsione, esercizio abusivo della professione medica, abuso della credulità popolare e pubblicità ingannevole. Secondo un recente rapporto dell’Eurispes si stima in 155.000 il numero dei soli sedicenti maghi, astrologi e cartomanti, con un fatturato che si aggira sui sei miliardi di euro annui. E in tempi di crisi l’unico settore che sembra avvantaggiarsi è proprio quello dei ciarlatani.

Per non lasciarci prendere dallo sconforto, sballottati come siamo tra un sentimento di pena nei confronti di chi in difficoltà, anche molto gravi, cade preda di questi mascalzoni e un moto di rabbia per quanti continuano a considerare queste pratiche “innocui passatempi”, conviene convogliare la nostra attenzione sulla parola ciarlatano e sulla sua etimologia che presenta aspetti interessanti.

domenica 26 luglio 2015

Profumi d'oriente

Una tradizione destinata a scomparire presenta rischi per la nostra salute

Granuli di incenso
«Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». Così si legge nel Vangelo di Matteo, unico dei quattro canonici a menzionare l’episodio dell’adorazione dei Magi tanto che alcuni biblisti lo considerano un particolare leggendario. La vicenda, comunque, narrata con dettagli diversi nel “Vangelo dell’infanzia Armeno”, in quello di Nicodemo, nel “Protovangelo di Giacomo” e in altri vangeli apocrifi, ha avuto un grande seguito nella tradizione cristiana tanto da ispirare moltissime opere artistiche dedicate alla Natività. E in tutte, immancabile, troviamo rappresentata l’offerta di doni: oro, incenso e mirra. Dei tre l’incenso, oltre all’uso curativo per le proprietà di espettorante e antisettico attribuitagli dalla cultura popolare araba, ha un ruolo importante nelle cerimonie religiose di molti popoli da tempi remotissimi. Ma il suo intenso profumo, che possiamo sentire comunemente nelle nostre chiese o tra le bancarelle di qualche mercatino bruciato in bastoncini colorati, potrebbe diventare tra non moltissimi anni solo un ricordo: le specie di piante da cui viene estratto usualmente sono destinate all’estinzione.