lunedì 5 maggio 2014

Quando i nodi non vengono al pettine

Le bizzarre idee del dottor Hartmann

Ernst Hartmann
Nelle note autobiografiche, scritte all’età di sessantasette anni, Albert Einstein ricordando le esperienze che lo portarono alle grandi conquiste scientifiche che tutti conosciamo, affermava che «al tempo in cui ero studente, l'argomento più affascinante era la teoria di Maxwell». E altrove, riferendosi sempre all’opera del grande scienziato scozzese, scriveva: «Immaginate quello che provò quando le equazioni differenziali che aveva formulato gli dimostrarono che il campo elettromagnetico si diffondeva sotto forma di onde polarizzate e con la velocità della luce! A pochi uomini al mondo è stata concessa una tale esperienza […] ci vollero alcune decine d’anni perché i fisici comprendessero pienamente il significato della scoperta di Maxwell, tanto audace fu il salto che questo genio fece fare alle concezioni dei suoi colleghi».

Un’ammirazione profonda per quel meraviglioso esempio di unificazione dei fenomeni elettrici e magnetici che tanta importanza ebbe nella sua vita di scienziato, visto il ruolo che l’elettromagnetismo svolge nella relatività speciale e i tentativi degli ultimi anni di pervenire alla formulazione di una teoria unificata dei campi elettromagnetici e gravitazionali.

James Clerk Maxwell
Un’ammirazione che ha anche radici lontane quando leggiamo, sempre nelle pagine della sua Autobiografia scientifica, della meraviglia che il piccolo Albert provò quando per la prima volta si trovò al cospetto di una bussola: «[…] questa esperienza mi fece un’impressione durevole e profonda. Dietro alle cose doveva esserci un che di profondamente nascosto».
Questo tipo di fascino un po’ “magico” ci contagia ancora oggi quando pensiamo ai fenomeni elettrici e magnetici, prova ne sono espressioni del tipo «quella persona ha uno sguardo magnetico» oppure «oggi mi sento tutta elettrizzata», tracce di uno stupore che prende anche noi, ormai assuefatti alla fenomenologia elettromagnetica. Espressioni colorate e metaforiche che usiamo tutti senza troppa cautela, giustamente.

La stessa noncuranza non è ammessa, però, quando si vuole vendere un prodotto o erogare una prestazione professionale, soprattutto nel caso in cui viene coinvolta la nostra salute e l’attenzione ai “venditori di fumo” deve essere massima. Questo, al contrario, non sembra preoccupare i cultori del Feng Shui in "salsa occidentale" o molti dei progettisti che si dedicano alla rispettabilissima architettura bio-compatibile. Accanto a un’attenzione ai problemi di risparmio energetico, attraverso un saggio impiego dell’isolamento degli edifici e dello sfruttamento delle energie rinnovabili, insieme all’uso di materiali da costruzione rispettosi dell’ambiente e della salute umana, questi professionisti si servono di idee a dir poco bizzarre come quelle che fanno riferimento ai nodi di Hartmann.

Spirale Feng Shui
Queste ipotetiche entità, che prendono il nome da Ernst Hartmann medico tedesco dello scorso secolo considerato il padre della geobiologia, sarebbero i punti d’incrocio di fantomatiche linee che attraverserebbero la Terra formando una rete. Questi nodi radianti o punti cancro, come vengono anche chiamati, sarebbero molto dannosi alla salute e sostare per lungo tempo sopra uno di essi significherebbe esporsi a “radiazioni nocive” che potrebbero anche intensificarsi nel caso che, sotto il nodo stesso, fossero presenti faglie o falde acquifere. È evidente come, per l’architetto sensibile alle idee della geobiologia, sia fondamentale un’accurata mappatura dei punti di Hartmann al fine di evitarli nella progettazione delle aree maggiormente frequentate della casa e di predisporre sistemi di schermatura come tappetini di sughero o di rame o, addirittura, apparecchi realizzati per questo scopo e disponibili in commercio. E a chi rivolgersi per la realizzazione di questa mappatura? Semplice, a un rabdomante!

Questi professionisti di moda, dato lo spazio che queste tematiche trovano nei mezzi di comunicazione, non tengono in gran conto il fatto che non ci sono evidenze scientifiche che esistano punti sulla superficie terrestre (identificabili con i nodi di Hartmann) che possano provocare stress, affaticamento, mal di testa, insonnia ma anche gravi leucemie a chi vi sosti per un certo tempo, visto poi il procedimento “scientifico” di rivolgersi a dei rabdomanti, o meglio a dei radioestesisti, per la loro individuazione.
Rabdomante
Histoire critique
des pratiques superstitieuses
(Jean-Frederic Bernard, 1733–1736)
E non interessa loro che i moderni geobiologi, a differenza dello stesso padre fondatore che parlò genericamente, per quanto fantasiosamente, di “irraggiamento terrestre”, sostengano l’esistenza di una “maglia invisibile di linee elettromagnetiche”, di un “reticolo magnetico” e di altre amenità in aperto contrasto con le nostre conoscenze fisiche più corroborate. Abbiamo descrizioni minuziosissime sulla forma del campo magnetico terrestre, grazie all’impiego di strumenti montati sui satelliti artificiali, e le proprietà descritte da quelle equazioni così apprezzate dal giovane Einstein ci dicono, ormai da quasi 150 anni, che non ha nessun senso parlare di una “maglia elettromagnetica”, poiché le linee di campo non si possono mai incrociare, né di nodi emittenti onde elettromagnetiche che sarebbero facilmente individuabili con un semplice strumento.

La confusione tra problemi sensati e superstizioni rischia di confondere le persone e, soprattutto, di squalificare l’arte del costruire nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente, favorendo soltanto i cialtroni che lucrano sull’ignoranza scientifica diffusa mettendo in commercio prodotti come quel "biodispositivo brevettato" che, a detta dei costruttori «rafforza il sistema immunitario e […] difende l'organismo dalle influenze delle radiazioni cosmotelluriche, geopatogene (nodi di Hartmann) ed elettromagnetiche».
A quando un dispositivo che ci difenda dalle nefaste influenze astrologiche? Forse c’è già.


pubblicato su Cronache Laiche


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