domenica 26 luglio 2015

Profumi d'oriente

Una tradizione destinata a scomparire presenta rischi per la nostra salute

Granuli di incenso
«Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». Così si legge nel Vangelo di Matteo, unico dei quattro canonici a menzionare l’episodio dell’adorazione dei Magi tanto che alcuni biblisti lo considerano un particolare leggendario. La vicenda, comunque, narrata con dettagli diversi nel “Vangelo dell’infanzia Armeno”, in quello di Nicodemo, nel “Protovangelo di Giacomo” e in altri vangeli apocrifi, ha avuto un grande seguito nella tradizione cristiana tanto da ispirare moltissime opere artistiche dedicate alla Natività. E in tutte, immancabile, troviamo rappresentata l’offerta di doni: oro, incenso e mirra. Dei tre l’incenso, oltre all’uso curativo per le proprietà di espettorante e antisettico attribuitagli dalla cultura popolare araba, ha un ruolo importante nelle cerimonie religiose di molti popoli da tempi remotissimi. Ma il suo intenso profumo, che possiamo sentire comunemente nelle nostre chiese o tra le bancarelle di qualche mercatino bruciato in bastoncini colorati, potrebbe diventare tra non moltissimi anni solo un ricordo: le specie di piante da cui viene estratto usualmente sono destinate all’estinzione.

Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi
Con il termine incenso intendiamo genericamente la resina secreta da alcune specie arbustive tipiche delle zone più meridionali della penisola arabica e delle coste dell’Africa orientale. Tra le varie specie dalle quali si estrae la preziosa sostanza, attraverso l’incisione della corteccia, le principali sono quelle del genere Boswellia come la Boswellia papyrifera o la più nota Boswellia sacra, un piccolo albero a foglia caduca che raggiunge un’altezza compresa tra i 2 e gli 8 metri e che richiede una decina di anni per cominciare a produrre la resina profumata. Sono alberi molto resistenti, in grado di svilupparsi in condizioni di grande aridità, in terreni sassosi e perfino a quote maggiori di 1000 metri.

La raccolta della resina avviene producendo, con uno strumento simile a uno scalpello chiamato menghaf, alcune decine di piccole decorticazioni sul tronco e sui rami più robusti delle piante, di forma ovale, dalle quali essuda una sostanza biancastra che al contatto con l'aria si solidifica. Dopo qualche settimana in cui la resina fluisce dalle incisioni realizzate si provvede al distacco di quanto prodotto. L'operazione viene ripetuta tre o quattro volte l'anno, dalla primavera all'autunno, mentre nella stagione invernale le piante vengono lasciate a riposo.

Boswellia sacra

Le doti naturali di robustezza e adattabilità ambientale delle specie di Boswellia, però, non saranno sufficienti a evitarne la scomparsa nel giro di poche decine di anni, secondo quanto afferma uno studio della British Ecological Society, pubblicato sul Journal of Applied Ecology, effettuato su alcune migliaia di esemplari di Boswellia papyrifera in Etiopia.
Produzione di resina
I ricercatori hanno potuto osservare l’andamento della crescita, della sopravvivenza e della qualità dei semi prodotti, giungendo alla conclusione che nei prossimi quindici anni si assisterà a un dimezzamento della presenza di questa specie. I dati raccolti nei due anni di studio fanno prevedere con certezza che in 50 anni la popolazione di Boswellia papyrifera si ridurrà al 10% di quella attuale ed è ragionevole che analoga sorte toccherà anche alle specie simili, come la Boswellia sacra, viste le ragioni di questo declino individuate dagli studiosi: i frequenti incendi, il pascolo incontrollato di bestiame e l’attacco di coleotteri appartenenti alla superfamiglia  Cerambycoidea – chiamati Lungicorni per la presenza di lunghe antenne – che depongono le uova sotto la corteccia delle piante rovinandola irreparabilmente.

A questo allarme ambientale negli ultimi tempi se n'è aggiunto uno relativo alla nostra salute che riguarda gli incensi che bruciamo per profumare le nostre case. Il problema dell'inquinamento domestico provocato dai cosiddetti air fresheners, cioè i prodotti deodoranti per ambienti come anche le candele profumate e i vari tipi di diffusori di essenze liquide, è stato sollevato da almeno dieci anni a livello comunitario e di recente l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha diffuso un documento che mette in guardia dai rischi delle combustioni domestiche di questi prodotti.

Una conferma viene da uno studio recente dell'Istituto Superiore di Sanità nel quale si evidenzia come in molti prodotti presenti sul mercato si rilevino concentrazioni di benzene che raggiungono i 200 microgrammi per metro cubo, contro i 5 previsti dai regolamenti europei, e notevoli quantità di particolato. Ma purtroppo, per un consumatore, distinguere i prodotti pericolosi da quelli sicuri è difficilissimo, essendo sprovvisti, in molti casi, di etichette esplicative a cui affidarsi. In ogni caso, come consigliano gli stessi autori della ricerca, per evitare esposizioni elevate è buona norma ventilare bene gli ambienti e non soggiornare nella stanza dove si stanno bruciando gli incensi.


Quindi i frequentatori di mercatini facciano incetta di bastoncini profumati finché sono in tempo, facendo però grande attenzione a quello che comprano, e i devoti che si recheranno in chiesa per partecipare alle funzioni liturgiche non riservino, ai coleotteri responsabili del pensionamento di un simbolo di devozione così antico, anatemi ed esorcismi: nonostante le “lunghe corna” non hanno nulla a che vedere con il diavolo. 

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